MARSALADUE

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Nel bosco…ti ho incontrato

Nel bosco…ti ho incontrato

di Alice Santini

dal 8 al 22 Maggio 2026

“Capannuccia, capannuccia,volgiti verso il bosco con gli occhi

e verso di me con la porta;

non voglio trattenermi un secolo, ma soltanto dormire una notte.

Lascia entrare il viandante.”

dalla fiaba di Aleksandr Afanas’ev “Vasilisa la Bella”

Il bosco, da sempre, non è soltanto un luogo fisico ma una soglia. Varcarla significa entrare in uno spazio sospeso, dove le coordinate del quotidiano si smarriscono e l’individuo è chiamato a confrontarsi con gli elementi naturali e le proprie paure.

Il bosco è il teatro privilegiato dell’iniziazione: è smarrimento e scoperta, perdita e rinascita. Allo stesso modo, nella tradizione fiabesca il bosco accoglie e mette alla prova. Non è solo un luogo geografico, ma una condizione dell’anima che si misura con l’ignoto per ritrovare la strada, .

Nella mostra Nel bosco…ti ho incontrato di Alice Santini ( Firenze, 2001) la capanna fatti tronchi incisi, che rafforzano la atmosfera di racconto, si pone come un rifugio e, al tempo stesso, come un invito. È un luogo minimo, essenziale, costruito con materia viva, che conserva ancora la memoria del bosco da cui proviene. Entrarvi significa accettare una condizione di raccoglimento, sottrarsi al rumore esterno per ascoltare ciò che emerge da dentro. Questo isolamento che appartiene a certi personaggi letterari, è lo spazio in cui, come per il giovane Holden di Salinger, ci si interroga sul senso delle cose, lontano dal frastuono del mondo. I disegni in bianco e nero che abitano questo spazio sono tracce di un passaggio, segni di una ricerca. Le immagini interiori, tracciate senza colore, sono linguaggio primario, quasi archetipico. Come nelle incisioni antiche o nei taccuini di viaggio.

Anche Thoreau, nel Walden, sceglie la capanna nel bosco per imparare a vivere “deliberatamente”, per scoprire che la maggior parte degli uomini conduce vite di quietissima disperazione: “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi”.

Questa capanna rappresenta il primo gesto umano in questo dialogo con la natura selvatica, è un guscio,una rivelazione, allo stesso tempo un invito ad entrare.

testo di Antonio De Falco

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