MARSALADUE

Project Room

Un silenzio che guarda

Yunru Quan/Luisa Maija Severino

Dal 19 Novembre al 18 Dicembre

Opening 19 Novembre 19h

«[…] era indifferente che quesiti e soluzioni fossero enunciati ad alta voce

o che ognuno dei due continuasse a rimuginarli in silenzio.

Difatti stavano muti, a occhi socchiusi […]

Marco Polo immaginava di rispondere,

Kublai immaginava la sua risposta»

da Le Città invisibili (1972)

Italo Calvino

Un silenzio che guarda.

Ultimamente la mia curiosità per le parole tedesche, nonostante non conosca praticamente nulla della lingua, mi porta a cercare di scoprirne una nuova ogni giorno, sfogliando un vecchio dizionario ingiallito. Ne immagino dei possibili suoni, una probabile etimologia o provenienza. Mi affascina la capacità di certi termini di essere sintetici e precisi nel afferrare letteralmente un concetto, senza quella ‘larghezza’ che ha la nostra lingua che affascina nel descrivere un’emozione con tante parole diverse.

Non riesco comunque a memorizzarle. Entra in gioco, una sorta di contemplazione momentanea, quello sguardo che lascia essere le cose senza afferrarle, come indica l’espressione Gelassenheit, che usa un filosofo anche lui tedesco, Heidegger, un termine che viene solitamente tradotto in italiano come “abbandono” o “rilascio”, ma che cercando meglio significa letteralmente lasciare essere le cose (lasciare andare l’istinto di possesso).

Penso ai lavori di Yunru Quan, alle sue teste di lana infeltrita bianca, che emergono dal muro come un respiro, come apparizioni che trattengono una tensione morbida e sospesa. E penso alle tele di Luisa Maija Severino , accennate nel segno e nel gesto , fatte di una pittura quasi impercettibile, molto leggera, quasi disegnata. Una linea che non chiude, che non definisce ma che attraversa. In entrambe c’è un silenzio che guarda, che osserva. Non è assenza di suono ma presenza di sguardo. Il silenzio è quel bianco della tela di Luisa Maija ed assorbimento della materia nella lana di Yunru. Insieme le artiste creano uno spazio di dialogo, di osservazione. Il silenzio rappresenta uno spazio denso, un discorso alternativo o semplicemente il confine stesso oltre il quale la parola scritta tenta di dare forma al mondo.

Nel dialogo “muto” de Le città invisibili (1972), Calvino mette in scena un dialogo privo di parole. Solo quando Marco Polo impara la lingua dell’imperatore, i due scoprono che la comprensione più profonda avviene proprio nello smettere di parlare. Il silenzio tra i due diventa il veicolo supremo di comunicazione, un momento in cui le menti si sintonizzano al di là dei limiti e delle approssimazioni del linguaggio verbale. Il silenzio non è una mancanza di comunicazione, ma uno spazio carico di senso. Diventa “presenza di sguardo” perché chi tace si pone in una condizione di ascolto e osservazione assoluta verso il mondo.

Tornando alla mostra quindi il silenzio ha gli occhi aperti. Emerge dalle sculture infeltrite sul muro. Un bianco su bianco che ci guarda. Nei lavori di Luisa Maija è presente invece un guardare leggero, che sfiora la superficie , che passa e non si sofferma.

Lo sguardo crea anche significato. Quando la parola si fa da parte, l ‘atto di vedere stabilisce quella connessione profonda con la realtà, che solo il silenzio può davvero spiegare.

Antonio De Falco

Archivio

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